Corpi in scena nel teatro comico italiano dall'antichità ad oggi
Lettura scenica

con Francesco Colucci, Daniela Frigione, Anna Montanari, Beppe Soggetti
voce Paola Levi
al pianoforte Manana Topadze
luci e impianto scenico Fabio Padovani
partitura sonora Marco Rognoni
regia Beppe Soggetti

Un viaggio sul corpo attraverso le differenti visioni di scrittori che, dall'antichità a oggi, hanno descritto e raccontato, con toni divertiti, corpi amorosi (amplessi furtivi e adulterini), singole parti (mani, volti, deformità), corpi scambiati, deturpati ecc.
Lo spettacolo è costruito ispirandosi a testi scritti per il teatro, commedie comiche e leggere, dove il linguaggio si presta a più letture (anche licenziose) come accade nella migliore tradizione teatrale italiana. Il corpo che…avanza nella doppia accezione storico-temporale (dall'antichità fino ad oggi) e in quella di "corpo sezionato" cioè diviso in parti, segmenti, prima ancora che essere "unico".
Quattro corpi neutri, vestiti di nero, entro la scatola scenica, danno voce a suggestioni ispirate ad Apuleio, Boccaccio, Goldoni, Marinetti e danno vita, trasformandosi di volta in volta in personaggi comici e grotteschi, ad una lettura-scenica che predilige il repentino cambio d'epoca e di stili recitativi. Come un varietà un po' surreale che ripercorre i momenti più significativi della scrittura per il teatro comico, caratterizzata da alcuni elementi fondamentali: ritmo incalzante, battute, lazzi e doppi sensi. Si parte con un testo che è in realtà un insieme di scritti, uno all'interno dell'altro, Le metamorfosi di Apuleio; puntando l'attenzione sulla trasformazione del protagonista Lucio in asino, e alcune avventure amorose in "forma" di animale. All'interno del testo di Apuleio c'è un legame diretto con la letteratura trecentesca: durante le avventure di Lucio-asino, si alternano storie, leggende, miti, e ad un certo punto ci si imbatte nel racconto della "giara" che verrà successivamente ripreso da Giovanni Boccaccio e riscritto nel Decameron, sciolto in una fluida lingua volgare trecentesca, spumeggiante e spiritosa.
I tre gobbi della fiaba goldoniana, un delizioso intermezzo in rima, iniziano la carrellata di "parti del corpo", che prosegue con la sintesi futurista di Marinetti e Corra "Le mani", e ancora con un testo sempre di Marinetti che sposa la tradizione comica popolare, L'officina della bellezza, sintesi nella quale si avvertono echi di teatro di varietà e sceneggiata napoletana. Non poteva mancare il melenso linguaggio ottocentesco, con Filia suavissima di Achille Torelli, atto unico, parodia di una azione melodrammatica tutta tesa alla ricerca della verità, dove imperversano, odi familiari, adulteri, maternità nascoste e figli scambiati, che ci catapultano nelle atmosfere di un romanzo d'appendice.Chiude la serata una passerella di sketch sulla "liberazione" del corpo e sulla nudità scritti da Franca Valeri.



IL CORPO CHE… AVANZA
Corpi in scena nel teatro comico italiano dall'antichità ad oggi

"Metamorfosi o l'asino d'oro" di Apuleio


"Decameron Giornata settima Novella seconda" di Giovanni Boccaccio


"La favola de' tre gobbi" di Carlo Goldoni


"Filia suavissima" liberamente ispirato ad Achille Torelli


" Le mani-vetrina" di Filippo Tommaso Marinetti e B. Corra


"L'officina della bellezza" di Filippo Tommaso Marinetti


"Se gli uomini avessero la coda" di Achille Campanile


"L'amore della mamma è cieco"; "Il servizio fotografico" di Franca Valeri


 
 
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